Strumenti per l’insegnamento della progettazione architettonica




STOÀ è una rivista italiana, sottoposta a processo di double-blind peer-review, che si interroga sui metodi e i processi che determinano il progetto didattico per l’architettura. Rivista dell’area della progettazione architettonica (SC 08/D1) STOÀ tende a coniugare ricerca accademica e pratiche didattiche al fine di generare una riflessione critica sulle scuole, sui suoi protagonisti e i loro metodi favorendo una intersezione tra i saperi e le altre discipline al fine di comprendere le strutture e gli strumenti indispensabili alla costruzione del progetto didattico. Rivista quadrimestrale che con il suo farsi costruirà un reticolo internazionale di temi e posizioni, provando a forzarne caso per caso i limiti per comprendere le istanze e i termini del contemporaneo radicandoli a questioni fondative della disciplina.



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STOÀ Journal n. 7, anno III, 2/3, Estate 2023
[Riferimenti]


Il riferimento è alla base di ogni attività di apprendimento, è cosa ampiamente dimostrata, e nel campo del progetto questo fatto è doppiamente vero. Fin dalla prima riformulazione moderna dei modelli educativi, la pedagogia della progettazione architettonica, così come di ogni altra disciplina tecnico-artistica, ha ammesso ben poche nozioni teoriche generalizzabili in assoluto. Per imparare a fare, facendo, l’indicazione, la norma o la regola non hanno mai avuto la stessa efficacia di un riferimento situato e contestuale a un certo modo di operare o al risultato di quell’operazione. Una tale interpretazione del riferimento – operativa piuttosto che normativa – pone l’atto del progetto e del suo insegnamento sullo stesso piano di altre discipline – dalla pittura alla scultura, dalla letteratura alla musica, dalla fotografia al cinema – tutte interessate da una riflessione intorno ai modi del proprio fare, anche attraverso l’osservazione dei modi del fare propri di uno o più riferimenti d’elezione. Oltre a ciò, se si riconosce che i modi del fare attengano a un dominio comune o finanche sovradisciplinare, il riferimento acquista un’accezione straordinariamente ampia, potenzialmente capace di travalicare gli stessi tradizionali confini disciplinari. Per questo, la ricerca, l’analisi e l’uso corretto dei riferimenti più adeguati ha sempre rappresentato uno dei fattori fondanti del processo di insegnamento in questo campo, anche in virtù di una polisemia che, a seconda dei momenti, si è prestata a diverse interpretazioni.
Il termine può riferirsi, alternativamente o contemporaneamente, al progetto inteso come processo, come prodotto o come performance, secondo diversi gradi di aderenza al proprio rimando. Può indicare un modello da seguire integralmente, un’unità di misura a cui rapportarsi o una connessione che si stabilisce fra il proprio e l’altrui operato, sia esso un edificio, un disegno, o un testo, o una qualsiasi opera prodotta da discipline la cui conoscenza si consegua attraverso il fare. E allo stesso modo, può essere inteso sia in senso sistemico, come insieme di valori che costruiscono un significato, sia in senso analitico, come termine di paragone per un suo singolo aspetto o carattere. Può essere una citazione, un’allusione o anche solo un accenno a un altro progetto, oppure può darsi come analogia, come conformità, come aderenza a un certo sistema. In ogni caso, quel che è certo è che, oggi, l’uso dei riferimenti vive di una sostanziale crisi, per molti versi paradossale.
Non c’è mai stato un momento in cui l’accesso a un’impressionante molteplicità di riferimenti sia stato più semplice e in cui il loro ruolo sia stato messo più in dubbio. La comunicazione in tempo reale e la migrazione globale delle idee hanno coinciso, senza particolari nessi causali, con la nascita di un’attitudine post-critica verso l’interpretazione della realtà e con l’esasperazione di una cultura visuale che si è appiattita sulla superficie dell’immagine. Il risultato è che la sovrabbondanza di riferimenti disponibili appare, oggi, inversamente proporzionale alla capacità di usarli in senso strumentale, per cui sembra più che mai necessario colmare la distanza fra questi due dati, senza pregiudizi di sorta. In senso verticale, attraverso un modello di insegnamento capace di costruire nuove modalità di analisi critica adatte ai sistemi interpretativi correnti, oppure in senso orizzontale, elaborando metodologie che siano in grado di valorizzare questa straordinaria capacità di accesso al di là dei mezzi e delle consuetudini consolidate.
Nel settimo numero di Stoà, ci interrogheremo, quindi, sul ruolo del riferimento come strumento metodologico di insegnamento, tramite una ricognizione di pratiche didattiche ed esperienze pedagogiche in corso, che siano riferite a modalità di ricerca, di interpretazione e di introiezione di un sapere attraverso il confronto con i suoi processi e i suoi prodotti. L’obiettivo è quello di costruire una costellazione di pratiche e di posizioni culturali che fanno del riferimento, inteso in modo variabile come citazione, termine di paragone o modello, uno strumento funzionale all’apprendimento, alla luce dei cambiamenti di paradigma che la realtà richiede di affrontare. In questo senso, sono tre gli argini tematici entro cui ci si propone di raccogliere riflessioni critiche, individuati da altrettanti dualismi, pensati per invitare gli autori a elaborare nuove possibilità di riconciliazione:

1. Sistematicità vs. strumentalità.
In matematica, un sistema di riferimento è l’insieme di elementi che permette di associare a ogni ente geometrico uno o più enti analitici. Nel campo della progettazione architettonica, sono ancora possibili sistemi di riferimento unificanti o è necessario costruirli, di volta in volta, attraverso una serie di risposte parziali selezionate in base alla loro utilità contestuale? Quali sono i grandi sistemi di riferimento che possono ancora avere una presa sulla realtà? In che modo si può dar forma a un sistema complesso partendo da riferimenti parziali? Quali sono i metodi di integrazione, di confronto e di organizzazione di riferimenti disciplinari diversi? In quali pratiche di insegnamento si sostanziano?

2. Aderenza vs. rielaborazione.
Dal punto di vista linguistico, il termine può essere interpretato da una serie di figure retoriche molto diverse tra loro, dall’allusione all’analogia, e può riferirsi a una dimensione tanto comportamentale quanto oggettuale. In che modo e con che grado di aderenza il riferimento progettuale si sostanzia oggi nella pratica di insegnamento? Quali competenze disciplinari, laterali o trasversali il riferimento è in grado di sviluppare per rafforzare un approccio culturalmente e tecnicamente fondato al progetto? Quali metodi di analisi, elaborazione e interpretazione dei riferimenti progettuali sono ancora in grado di favorire l’introiezione di un sapere disciplinare e dei suoi strumenti? Quali esercizi possono essere messi in pratica per affinarli?

3. Capacità critica vs. possibilità di accesso. 
Alla luce della straordinaria disponibilità di riferimenti, essenzialmente di natura visiva, è necessario ripensare le modalità di ricerca, di selezione e di indicizzazione di possibili termini di paragone progettuali. È ancora possibile insegnare in modo sistematico come reperire i propri riferimenti oppure occorre ripensare i modelli in questo campo alla luce di nuove possibilità di accesso e modalità interpretative? Quali sono i mezzi privilegiati per farlo, fra libri, riviste, social media e motori di ricerca, e quali logiche di organizzazione, approfondimento e confronto essi comportano? Quali nuove modalità di insegnamento possono esser in campo per sfruttare questa inedita possibilità di accesso senza perdere in capacità di analisi?

 




Sono accettati contributi capaci di mettere in campo una o più azioni tra le seguenti:

→ riconoscere tratti comuni nelle molteplici esperienze internazionali contemporanee;

→ comprendere e descrivere indirizzi e modelli culturali di riferimento, così come le inferenze derivate, tra le altre discipline, dalla storia, dall’arte, dalla filosofia, dall’antropologia, dalla letteratura, dalla geografia, dalla sociologia e dall’economia funzionali all’insegnamento del progetto di architettura;;

→ esemplificare, attraverso la loro concettualizzazione, specifiche esperienze didattiche, capaci di diventare espressioni sintetiche ed efficaci di un saper fare scuola progettato e progettante;

→ intrecciare narrazioni e ricerche, teorie e congetture, provando a verificarne le condizioni di partenza e confrontandole con i risultati ottenuti in ambito accademico;

→ tracciare un limite condivisibile dalla comunità scientifica di riferimento entro cui posizionare criticamente e tendenziosamente idee e progetti (di didattica), al fine di costruire un insieme sostanziandone le ragioni.

L’abstract di massimo 2500 battute e corredato da tre immagini dovrà essere inviato in file .doc all’indirizzo: redazione@stoajournal.com

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︎︎︎Linee Guida
︎︎︎Norme Editoriali
︎︎︎Deadline: 14/11/2022


Gli autori dei contributi accettati verranno informati entro il 28/11/2022.

Per la pubblicazione sulla rivista cartacea l’articolo dovrà essere redatto entro il 06/03/2023 in forma di saggio scientifico, corredato da note, bibliografia e iconografia, per un massimo di 18.000 battute (spazi, note e bibliografia inclusi) e 8 immagini di cui si possiedano i copyright.

L’articolo proposto dovrà essere inedito, dai contenuti originali e mai apparsi in altra rivista a stampa o diffusione digitale o volume.

Tutti i saggi nella loro forma definitiva saranno sottoposti a procedimento di valutazione tra pari secondo i criteri della Double-Blind Peer Review.

La call è aperta a dottorandi, dottori di ricerca, ricercatori, professori e a tutti gli studiosi accademicamente impegnati nell’insegnamento dell’architettura.

Non saranno accettati abstract da parte di autori i cui contributi sono già stati selezionati tramite call per la pubblicazione (in STOÀ 3, 4, 5 e 6).


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STOÀ Journal
Strumenti per l’insegnamento della progettazione architettonica
2021 - Published by Thymos Books
ISSN  2785-0293