Strumenti per l’insegnamento della progettazione architettonica




STOÀ è una rivista italiana, sottoposta a processo di double-blind peer-review, che si interroga sui metodi e i processi che determinano il progetto didattico per l’architettura. Rivista dell’area della progettazione architettonica (SC 08/D1) STOÀ tende a coniugare ricerca accademica e pratiche didattiche al fine di generare una riflessione critica sulle scuole, sui suoi protagonisti e i loro metodi favorendo una intersezione tra i saperi e le altre discipline al fine di comprendere le strutture e gli strumenti indispensabili alla costruzione del progetto didattico. Rivista quadrimestrale che con il suo farsi costruirà un reticolo internazionale di temi e posizioni, provando a forzarne caso per caso i limiti per comprendere le istanze e i termini del contemporaneo radicandoli a questioni fondative della disciplina.



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︎︎︎             Biblioteca STOÀ                                         STOÀ 1. Modelli




Idea as Model. 22 Architects 1976/1980
A cura di Kenneth Frampton, Sylvia Kolbowski

1981



Prime riflessioni sul modello

   

A quattro anni dalla mostra Idea as Model a cura di Peter Eisenman presso l’Institute for Architectue and Urban Studies di New York del 1976, viene pubblicato il catalogo Idea as Model. 22 Architects 1976/1980 a cura di Kenneth Frampton e Silvia Kolbowski oltre a raccogliere le fotografie dei modelli esposti nella mostra del 1976, presenta i contributi di Peter Eisenman, Christian Hubert, Richard Pommer, corredati di ulteriori immagini utili a sollecitare riflessioni postume sul tema del modello.
Una delle questioni che emerge dagli scritti raccolti è il perché della necessità di una mostra di modelli e non di disegni, riconosciuti fino a quel momento come i soli capaci di rappresentare in maniera efficace le idee e i concetti sottesi alle cose costruite. In realtà, come scrive Pommer nel saggio Postscript to Post-Mortem, Peter Eisenman organizza la mostra in risposta all’evento di Arthur Drexler della scuola di Beaux-Art presso il Museum of Modern Art, in cui veniva espresso con forza il ruolo del disegno come unico strumento capace di accrescere l’immaginazione e la libertà espressiva storicizzata e condivisa dell’architettura Beaux-Art in opposizione alla pretesa oggettività dell’architettura moderna. Eisenman propone, invece, una nuova riflessione sul modello come strumento in grado di rappresentare le idee implicite nelle concezioni più oggettive e convenzionali dell’architettura moderna, demolendo quel riduttivo ruolo spettacolare e persuasivo che aveva assunto negli anni.
La mostra stessa parte dal presupposto di restituire un nuovo significato e proporre interpretazioni più accurate sul modello non più inteso solo come un documento narrativo dell’opera di architettura ma come un oggetto che nella sua stessa consistenza e costruzione apre inattese riflessioni sul processo progettuale. Raimund Abraham, Diana Agrest, Peter Eisenman, Anthony Eardley, Guillermo Jullian De La Fuente, Alfred Koetter, Micheal Graves, William Ellis, John Heidjuk, Amacio Guedes, Gwathmey and Henderson Architects, Leon Krier, Massimo Scolari, Bernhard Leitner, Rodolfo Machado, Jorge Silvetti, Richard Meyer, Rafael Moneo, Richard Moore, Richard Oliver, Jaquelin Robertson, Robert A. M. Stern, Stanley Tigerman, O. M. Ungers, Tod Williams, Stuart Wrede interpretano il modello esplorandone i diversi significati e declinandolo come medium,strumento di studio, investigazione, lettura e interpretazione del progetto mostrando interesse alle diverse fasi del processo, dalla definizione della forma fino alla scelta costruttiva e materica dell’oggetto modello, relegandone, definitivamente, la sola funzione rappresentativa di un’architettura già conclusa.
Le immagini e le descrizioni presenti nel catalogo restituiscono un nuovo ruolo al modello che, grazie anche alla sua tridimensionalità, svela la capacità intrinseca di innescare una visione inaspettata del progetto e influenzarne così la sua evoluzione nel tempo. Ormai lontani dall’idea che questo sia semplicemente la miniatura di un’architettura, i diversi autori ne esplorano le opportunità, attraverso sperimentazioni concettuali e di studio, e stabiliscono nuove forme di equilibrio tra la rappresentazione e la realtà, l’architettura e l’arte, l’idea e l’artefatto. Questioni che ritornano esplicitamente anche nella sezione che raccoglie i lavori del 1980, anno che segna una rinnovata consapevolezza nell’utilizzo e nella diffusione dei diversi strumenti di rappresentazione oltre il ristretto campo disciplinare in aperto dialogo con gallerie e musei d’arte. 
Se, infatti, negli anni Venti del Novecento il modello viene asseverato come strumento capace di esprimere l’idea di un’architettura con il grattacielo di vetro di Mies van der Rohe, la Rosenberg House di Van Doesburg e Van Eesteren, la serie di modelli di Malevich e il progetto Citrohan di Le Corbusier; nei primi anni Sessanta con la Endless House di Kiesler, la Goldenberg House di Kahn e il lavoro di Venturi il modello emerge in tutta la sua autonomia come strumento che media il progetto e la realtà.
Idea as Model ha rappresentato, fino a oggi, un lavoro estremamente rilevante non solo per aver raccolto modelli di progetti di opere particolarmente significative nella seconda metà del Novecento, ma soprattutto per aver segnato una distanza dalla cultura architettonica che riconosceva al modello prevalentemente il compito di rappresentare a posteriori l’architettura. I modelli – per la prima volta protagonisti assoluti di una mostra e di un catalogo – assumono, finalmente, una propria autonomia e specificità e, come afferma Peter Eisenman nell’intervista A Poetics of the Model: Eisenman’s Doubt a chiusura del catalogo, possono essere compresi in due modi distinti, come rappresentazione delle idee, o come idee in sé stesse, evidenziando in quest’ultimo caso l’incapacità di mostrare il simulacro di qualcos’altro al difuori di sé. Recensione di Marianna Ascolese


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2021 - Published by Thymos Books
ISSN  2785-0293