Strumenti per l’insegnamento della progettazione architettonica




STOÀ è una rivista italiana, sottoposta a processo di double-blind peer-review, che si interroga sui metodi e i processi che determinano il progetto didattico per l’architettura. Rivista dell’area della progettazione architettonica (SC 08/D1) STOÀ tende a coniugare ricerca accademica e pratiche didattiche al fine di generare una riflessione critica sulle scuole, sui suoi protagonisti e i loro metodi favorendo una intersezione tra i saperi e le altre discipline al fine di comprendere le strutture e gli strumenti indispensabili alla costruzione del progetto didattico. Rivista quadrimestrale che con il suo farsi costruirà un reticolo internazionale di temi e posizioni, provando a forzarne caso per caso i limiti per comprendere le istanze e i termini del contemporaneo radicandoli a questioni fondative della disciplina.



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︎︎︎             Biblioteca STOÀ                                         STOÀ 1. Modelli




Modelli. Costruire lo spazio

Francesco Gulinello, Elena Mucelli
2019



Modello, spazio, pensiero

   


Modelli. Costruire lo spazio è una pubblicazione del 2019 edita da LetteraVentidue e curata da Francesco Gulinello e Elena Mucelli. Il testo affronta il tema della costruzione del modello in architettura come fatto e momento teorico, generatore di pensiero, indagandone e assumendo la capacità critica e progettuale.
Il libro può essere diviso in due parti: una prima, critica, composta dai saggi dei curatori, in cui vengono messe in evidenza le potenzialità e la necessità di pensare e lavorare – sebbene nell’era della digitalizzazione – al modello fisico, inteso sia come elemento autonomo che didattico e progettuale; e una seconda parte, più analitica, in cui vengono descritte e illustrate le esperienze e gli approcci di sette studi di architettura (David Chipperfield, Peter Eisenman, Sou Fujimoto, Frank Gehry, Herzog & de Meuron, MVRDV, OMA) nella costruzione e nell’utilizzo del modello come strumento di progetto e come mezzo espressivo-comunicativo. Quattro interviste a diversi protagonisti degli studi menzionati chiudono il volume, in cui gli autori discutono e si confrontano sul valore e l’utilizzo del modello nel lavoro dei progettisti e sul peso che riveste nell’economia generale nella produzione dello studio.
I saggi e la lettura fornita sul tema del modello lasciano emergere tre chiavi interpretative: il modello come oggetto autonomo, significato artistico, come parte di un pensiero progettuale, significato processuale, e, infine, come contenuto spaziale, ovvero sia come opera in sé che come rappresentazione di un’architettura non ancora manifestata, significato teorico.
Il modello non è quindi solo un prodotto finito, conclusivo di un’esperienza, ma un oggetto capace di generare e rinnovare una dialettica del pensiero architettonico. Infatti, come sottolineato dal saggio di Elena Mucelli, attraverso l’analisi dell’esperienza di Bruno Zevi e della Mostra sull’opera architettonica di Michelangelo del 1964, vengono assunti due fattori fondamentali: il primo è il valore «critico» del modello, capace di instaurare un rapporto «operativo» con la storia, piegando l’analisi a una condizione e un tempo contemporanei, e uno «teorico», in quanto l’analisi e l’utilizzo del modello divengono meccanismo di sperimentazione e espressione di un’idea architettonica, come nell’interpretazione dell’architettura come «spazio cavo» nell’opera di Luigi Moretti e nella più recente esperienza dello studio Mateus.
Sebbene la descrizione dell’approccio dei diversi studi di architettura all’utilizzo del modello metta in evidenza una pluralità di intenti e una forte capacità di sperimentazione sul tema – infatti, le esperienze sono in alcuni casi molto distanti tra di loro – la potenzialità che gli autori affidano a questo come strumento critico di progetto è evidente. Sia dalla descrizione dei casi presi in esame che dalle interviste risulta chiara la distanza teorica che separa i prodotti di questi studi dalle già citate esperienze di Zevi o dalle interpretazioni di Moretti, mettendo in evidenza un chiaro interesse soprattutto operativo e comunicativo, fatta eccezione per il lavoro di Peter Eisenman, piuttosto che nella possibilità di costruire teoria, e didattica, in funzione di una idea architettonica.
Emerge così un problema insolubile, insito nella natura del modello, quello tra la rappresentazione e l’essere stesso dell’oggetto. Se il modello come strumento di espressione di un’idea progettuale è legato a un processo in divenire dell’architettura, il suo essere oggetto in sé si stacca dalla sfera architettonica per avvicinarsi alla dimensione scultorea e, in taluni casi, diviene oggetto d’arte, perché svincolato dal ruolo descrittivo o relazionale rispetto l’architettura. Questa differenza è forse più evidente quando si lavora in scala 1:1, momento in cui rappresentazione, immaginazione e costruzione si annullano. La frattura nell’idea di costruzione e generazione di un modello fisico non è colmato dall’ideazione e dalla realizzazione di un modello virtuale, che anzi appiattisce questo dissidio in una banale generazione di immagini bidimensionali. Recensione di Vincenzo d’Abramo


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STOÀ Journal
Strumenti per l’insegnamento della progettazione architettonica
2021 - Published by Thymos Books
ISSN  2785-0293