Strumenti per l’insegnamento della progettazione architettonica




STOÀ è una rivista italiana, sottoposta a processo di double-blind peer-review, che si interroga sui metodi e i processi che determinano il progetto didattico per l’architettura. Rivista dell’area della progettazione architettonica (SC 08/D1) STOÀ tende a coniugare ricerca accademica e pratiche didattiche al fine di generare una riflessione critica sulle scuole, sui suoi protagonisti e i loro metodi favorendo una intersezione tra i saperi e le altre discipline al fine di comprendere le strutture e gli strumenti indispensabili alla costruzione del progetto didattico. Rivista quadrimestrale che con il suo farsi costruirà un reticolo internazionale di temi e posizioni, provando a forzarne caso per caso i limiti per comprendere le istanze e i termini del contemporaneo radicandoli a questioni fondative della disciplina.



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︎︎︎    Issue 01                                               Abstracts





Renato Rizzi

Il Modello: mistero e stupore / Posizioni / pp. 16-25


Il saggio riflette sul valore semantico del modello che, travalicando la condizione di mero strumento operativo, diventa una pratica manuale in grado di tradurre un’idea astratta in una forma materiale. Tenendo assieme un approccio culturale che si fonda sulla dialettica tra archèe technè, un approccio didattico che tende a raggiungere sia il massimo livello educativo individuale e pratico, sia il massimo livello della qualità rappresentativa del progetto, Rizzi descrive il processo di costruzione dei suoi modelli in gesso, che si conclude con la trepidante attesa dell’epifania dell’immagine.

The essay reflects on the semantic value of the model, which goes beyond the condition of a mere operational tool, becoming a manual practice capable of translating an abstract idea into a material form. Holding together a cultural approach that is based on the dialectic between archèand technè, a didactic approach that tends to reach both the maximum individual and practical educational level, and the maximum level of the representative quality of the project, Rizzi describes the process of building his plaster models, which ends with the anxious expectation of the epiphany of the image.


       


Nicolai Bo Andersen

Architecture Enactment / Posizioni / pp. 26-43



Il modello di architettura condensa una serie di qualità aptiche difficilmente sostituibili da immagini costruite al computer. L’immagine renderizzata, per q
uanto realistica, conduce ad un’esperienza esteticamente meno potente rispetto alle fotografie di modelli fisici, che invece coinvolgono l’osservatore attraverso un’immedesimazione nello spazio del modello e nelle conseguenti emozioni che ne derivano.

The architectural model condenses a set of haptic qualities that are difficult to replace by computer-built images. The rendered image, however realistic, leads to an aesthetically diminished experience compared to photographs of physical models, which instead engage the viewer through an identification with the model's space and the resulting emotions.


       


Ideario

pp. 44-61, 216



Raccogliendo i contributi di Van Bo Le-Mentzel, Francisco e Manuel Aires Mateus, Dirk Somers, Daniel Norell e Einar Rodhe, Peter Wong, Dermot Boyd e Peter Cody, Peter Eisenman, Emilio Pemjean, Alexander Eriksson Furunes, David Umemoto, il saggio per immagini proposto analizza il rapporto tra l’autore, gli strumenti e il modello attraverso quattro categorie di interpretazione a cura dei membri della redazione.  

Collecting images from Van Bo Le-Mentzel, Francisco e Manuel Aires Mateus, Dirk Somers, Daniel Norell e Einar Rodhe, Peter Wong, Dermot Boyd and Peter Cody, Peter Eisenman, Emilio Pemjean, Alexander Eriksson Furunes, David Umemoto, the visual essay analyzes the relationship between the author, the tools and the model through four categories of interpretation edited by the editorial staff.


        


Aslı Çiçek

Learning with Abstraction / Corrispondenze / pp.62-71


Il testo percorre i modi dell’utilizzo del modello nell’esperienza storica. Prima inteso come rappresentazione a posteriori dell’architettura, poi come modalità di imitazione del costruito, e poi come strumento per prefigurare il non costruito, dal diciottesimo al ventesimo secolo, i modelli cominciano ad essere intesi come strumento di insegnamento dell’architettura. Infine, attraverso l’esperienza del Bauhaus, il modello ritrova un proprio autonomo contenuto concettuale, diventando metodo di indagine e di costruzione di un’idea.

The text traces the ways of using models in historical experience. First understood as an “a posteriori” representation of architecture, then as a way of imitating the built, and then as a tool for prefiguring the unbuilt, from the eighteenth to the twentieth century, models began to be understood as a teaching tool for architecture. Finally, through the experience of the Bauhaus, the model finds its own autonomous conceptual content, becoming a method of investigation and construction of an idea.


       


Elena Rocchi

Requiem for the Model / Corrispondenze / pp. 72-87



Il modello è inteso come un processo aperto tra l’architetto e l’idea, uno strumento utile a raccogliere gli aspetti del mondo e dei luoghi che ci circondano, che chiamiamoreale. Attraverso l’esempio di alcuni maestri, come Paolo Soleri e Eric Miralles, alcune esperienza didattiche presso l’Arizona State University cercano di indagare il modello fisico come strumento di raggiungimento di un’idealitàdella forma architettonica, uno strumento che non ne definisce la sua compiutezza, piuttosto la sua processualità.

The model is considered as an open process between architect and idea, a useful tool for gathering the aspects of the world and places around us, that we call real. Through the example of some masters, as Paolo Soleri and Eric Miralles, some teaching experiences at Arizona State University investigate the physical model as a tool for achieving an idealisation of architectural form, a tool that would not define its completeness, instead its processuality.


       


Gennaro Postiglione

Variazioni dell’identità / Corrispondenze / pp. 88-97



Attraverso l’analisi dell’esperienza dei workshop MIAW (Milanese International Architectural Wokshop) vengono indagate le capacità espressive e comunicative del modello architettonico, protagonista costante di tale esperienza. Questa analisi permette di costruire una riflessione che interseca i concetti di esibizione, installazione e narrazione nell’uso del modello nei differenti workshop, andando a definire cinque categorie interpretative: concettuale, atmosferico, esplorativo, progettuale e rappresentativo.

Through the analysis of the workshop experience of MIAW (Milanese International Architectural Workshop), the essay investigates the expressive and communicative capacities of the architectural model, a constant protagonist of this experience. This analysis constructs a reflection that intersects the concepts of exhibition, installation and narration in the use of the model in the different workshop, defining five interpretative categories: conceptual, atmospheric, exploratory, design and representative


       


Davide Sacconi

OMA, modelli dalla grande dimensione / Rapporti / pp. 98-113



Costruire modelli come atto di conoscenza: è questo il presupposto del programma del corso di progettazione del IV anno della Syracuse University London. Lo studio di progetti esemplari non realizzati dello studio OMA si concretizza attraverso la realizzazione di modelli fisici in scala 1:50, individuando una metodologia didattica che invita a riflettere sulle qualità estetiche e costruttive del modello, assurto a vero e proprio oggetto della progettazione ed esito di una sperimentazione collettiva.

Building models as an act of knowledge: this is the premise of the program of Syracuse University London's fourth-year design course. The study of some of OMA's unrealized exemplary projects is conducted through the construction of 1:50 scale physical models, defining a didactic methodology that encourages reflections on the aesthetic and constructive qualities of the model, elevated to become the real object of design and the outcome of collective experimentation.


       


Jurjen Zeinstra

Boxed Houses and a Textile Volume / Rapporti / pp. 114-127



Le opere di Heinrich Tessenow hanno avuto un ruolo centrale in alcuni laboratori di Herman van Bergeijk (Storia dell’Architettura) e Jurjen Zeinstra. Attraverso l’elaborazione di alcuni dei suoi edifici, principalmente case, attraverso modelli in scala sezionati, i docenti hanno indagato con gli studenti la complessa relazione tra interno ed esterno, e il valore delle domesticità messa in campo, una delle qualità intrinseche della sua architettura.


The works of Heinrich Tessenow played a central role in the studios held by Herman van Bergeijk (professor of History of Architecture) and Jurjen Zeinstra. Through the reading of some of his buildings, mostly houses, and the use of sectional scale models, van Bergeijk and Zeinstra with students studied the relation between inside and outside and the sense of domesticity as being one of the inherent qualities in Tessenow’s architecture.

       


Nicole McIntosh, Jonathan Louie

Copy Paste

/ Rapporti / pp. 128-139



Il testo racconta la peculiare architettura di New Glarus in Wisconsin, dove gli attuali regolamenti edilizi cercano di preservare una particolare estetica che evoca lo stile tradizionale degli chalet svizzeri e, attraverso una sperimentazione didattica, mostra due serie di modelli fisici che rileggono questi edifici a partire da immagini analoghe e ricostruzioni per sottolineare il ruolo dell'immaginario e i meccanismi di appropriazione nella pratica del progetto di architettura e della città.

The text deepens the peculiar architecture of New Glarus in Wisconsin where its building codes to preserve this particular aesthetic evoking the familiar traditional Swiss chalet style and, through didactic exercises, shows two model series that examine these buildings starting from analogous images and reenactments, to underline the role of imaginary and the mechanisms of appropriation in architecture and urban practice.


        


Giulia Setti

Kazuyo Sejima, modelli e insegnamento / Rapporti / pp. 140-145



Kazuyo Seijima (SANAA) interpreta il modello fisico come vero e proprio strumento operativo. Centrale nella sua metodologia d’insegnamento – così come nella sua pratica professionale – il modello è parte ineludibile del processo di ricerca formale dell’architetto e costituisce non soltanto la manifestazione di un’idea progettuale ma anche il luogo fisico intorno a cui radunarsi per discutere della qualità delle scelte architettoniche che esso esplicitamente dichiara. Modelli parziali, di diverse scale e materiali, costituiscono tasselli di un ragionamento progettuale verso un esito formale che si muove tra astrazione e realtà.

Kazuyo Seijima (SANAA) interprets the physical model as a concrete operational tool. Central to her teaching methodology – as well as her professional practice – the model is an inescapable part of the architect's formal research process and constitutes not only the manifestation of a project idea but also the physical place around which to gather to discuss the architectural choices it explicitly declares. Partial models, of different scales and materials, act as steps of a longer design process toward a formal outcome that moves between abstraction and reality.


       


Takero Shimazaki

Interpretations of Artefacts in Architecture / Rapporti / pp. 146-163



Il testo affronta il tema del modello fisico come artefatto, inteso come frammento parziale e autonomo che attraverso le sue caratteristiche fisiche testimonia le qualità spaziali, materiali e compositive di un progetto di architettura. Una serie di esempi di lavori di studenti della London Metropolitan University, di diverse consistenze e dimensioni, illustrano come il modello riesca a contenere memorie e valori, rendendosi disponibile a variazioni stimolando l’immaginazione verso esiti formali inattesi.

The essay addresses the theme of the physical model as artefact, intended as an autonomous fragment that through its physical features embodies the spatial, material, and compositional qualities of an architectural project. A series of examples by the students at the London Metropolitan University of different textures and sizes, illustrate how the model contains memories and values, making itself available to variations by stimulating the imagination toward unexpected formal outcomes.


       


Camila Rock De Luigi

Dalla scuola al mestiere / Corrispondenze / pp. 164-173



Nel saggio si esplorano le peculiarità dell’Escuela de Architectura Universidad de Talca, estremamente radicata al suo territorio – la Valle Centrale del Cile –, e fondata nel 1998, attraverso la voce di Juan Román, fondatore della scuola. Qui gli studenti all’ultimo anno vivono una esperienza di progetto concreto alla piccola scala con committenti, maestranze, dialogo diretto con la comunità locale.

The essay explores the peculiarities of the Escuela de Architectura Universidad de Talca, deeply rooted in its territory – Chile's central valley – and established in 1998, through the voices of Juan Román, founder of the School. Here, students in their final year have a small-scale design project experience with clients, workers, and a direct dialogue with the local community.


       


Alberto Bologna, Gabriele Neri

Tre approcci elvetici a confronto / Corrispondenze / pp. 174-183



Tre esperienze di insegnamento in tre università svizzere assumono il modello fisico come elemento preponderante nella metodologia didattica: Quintus Miller per l’Accademia di Architettura di Mendrisio, Anja e Martin Fröhlich del laboratorio EAST dell’EPFL, Gramazio Kohler dell’ETH di Zurigo. Dal modello come strumento per la ricerca di determinate Stimmung, nel primo caso, al modello come strumento per l’analisi spaziale di architetture note come preludio al progetto, fino al modello come mockup, in scala 1:1, come sintesi di processi digitali e materiali.

Three teaching experiences in three Swiss universities assume the physical model as a fundamental aspect of the teaching methodology: Quintus Miller for the Academy of Architecture in Mendrisio, Anja and Martin Fröhlich for EAST at the EPFL, Gramazio Kohler of ETH Zurich. From the model as a tool to reach a certain Stimmung, in the first case, to the model as a tool for spatial analysis of known architectures as a prelude to the project, to the model as a mockup, in 1:1 scale, as synthesis of digital processes and material qualities.


       


Giuseppe Tupputi

Un modello radicale, la scuola di Valparaiso, Andres Garcés, Igor Fracalossi / Tracce / pp. 184-197



Il testo racconta il modello didattico sperimentale e integrato assunto dalla E[AD] PUCV, nato dalla volontà di intersecare progetto, ricerca, didattica, collettività, autocostruzione e tensione poetica. Attraverso la descrizione del processo formativo incentrato sull’osservazione, l’atto e la forma, dell’esperienze della Ciudad Abierta, delle Travesías, de Los Torneos e le Phalènes; attraverso le interviste ad Andrés Garcés e Igor Fracalossi, il saggio restituisce il valore semantico e strumentale assunto dai modelli nella Scuola di Valparaíso.

The text illustrates the experimental and integrated didactic model assumed by the E[AD] PUCV, born from the desire to intersect project, research, didactics, community, self-construction and poetic tension. Through the report of the training process centered on the three moments of observation, act and form; through the description of the experiences of the Ciudad Abierta, Travesías, Los Torneos and Phalènes; through the interviews with Andrés Garcés and Igor Fraccalossi, the essay restores the semantic and instrumental value assumed by the models in the School of Valparaíso.


       


Luigiemanuele Amabile

Fare e pensare il modello, il D.ARCH dell’ETHZ, Anne Holtrop, An Fonteyne, Annette Spiro / Tracce / pp. 197-215


Il testo introduce alle diverse modalità d’utilizzo del modello di architettura in tre diversi design studio dell’ETH di Zurigo. Tre modi di insegnare, ovvero tre modi di osservare e interpretare il modello nelle sue diverse sfaccettature. Anne Holtrop, An Fonteyne, e Annette Spiro costruiscono un resoconto critico della loro metodologia di lavoro. Tre percorsi pedagogici dagli esiti formali diversi ma accomunati dagli stessi strumenti.

The essay introduces to different approaches to the use of the architectural model in three different design studios at ETH Zurich. Three ways of teaching, thus three ways of observing and interpreting the model in its different facets. Anne Holtrop, An Fonteyne, and Annette Spiro share a critical account of their didactic methodology as pedagogical paths with distinct formal outcomes that share the same toolkit.


       














STOÀ Journal
Strumenti per l’insegnamento della progettazione architettonica
2021 - Published by Thymos Books
ISSN  2785-0293